10.06 - 25.06.2016

A cura di/Curated by Ilaria Bignotti, Amerigo Mariotti, Daniela Tozzi.

 

Adiacenze, Bologna

Che cosa resta in un luogo quando viene lasciato e poi ripreso da qualcun altro? Ricordi, tracce, oggetti mnemonici intrisi delle storie dei precedenti lavori, sentimenti e volontà. L’installazione site specific presentata da Laura Renna ad Adiacenze parte proprio da questo assunto e da queste domande: chi ospitava prima la nuova location di Adiacenze? Che cosa ne è rimasto?

 

In Vicolo Spirito Santo 1/B, prima dello spazio espositivo, da diversi decenni era ubicata una tappezzeria con l’apposito laboratorio: una data incisa nel muro, macchinari nella cantina e materiali vari come carte da parati, stoffe, broccati, poltrone, pezzi di mobilio, raccontano i grandi fasti di un laboratorio che ha avuto fortuna ma che, come ogni cosa, ha finito il suo tempo e ha lasciato spazio a qualcosa di diverso.

 

L’installazione ambientale di Laura Renna è costituita da un riutilizzo poetico di alcuni materiali trovati, abbandonati nel laboratorio, nobilitati nel senso e nella pratica. Accostati a lamine metalliche per impedirne lo sfaldamento continuato dato dalla fine del loro scopo, tranciati di legno tagliati prendono nuovamente vita. Un percorso non detto e non definito fatto di ombre appena accennate, porta alla stanza principale dello spazio espositivo, stanza invasa da una inquieta foresta di foglie di legno e metallo che portano alla classica meraviglia arcadica delle cose senza tempo.

 

Laura Renna con “Que reste-t-il” sancisce e rende visibile la nuova vita della location in Vicolo Spirito Santo 1/B e di parte dei materiali che ne sono rimasti al suo interno a testimoniarne la storia passata e a crearne il nuovo percorso di spazio espositivo.

Grove, 2016

Rame, ottone, tranciati di legno/Copper, brass and veneers of the wood.

Veduta e dettagli dell'installazione site-specific presso / View and details of the site-specific installation at Adiacenze, Bologna.

Foto di/ Photos by Luciano Paselli

Shade #1#2#3, 2016.

Stampe fotografiche su dibond, cornice in ottone/Photo prints on dibond, brass frame. cm 120x80

Foto di / photos by Luciano Paselli

 

LAURA RENNA. QUE RESTE-T-IL 

 

Testo critico di Ilaria Bignotti

 

La regola del gioco consiste nell’adattarsi sempre all’equipaggiamento di cui si dispone.

Claude Lévi-Strauss, Il pensiero selvaggio [1962], trad.it., Milano, Il Saggiatore, 2014, p. 30

 

 

 

Libretto di scena: l’installazione di Laura Renna per Adiacenze vive di frammenti, si nutre di sineddochi, s’imbeve d’istanti, creando un teatro dell’assurdo dove ciascuno è lo stralunato Ubu Roi che si aggira tra palcoscenici improvvisati, lo spleen spiegazzato a mo’ di fazzoletto nel taschino, e un fiore esotico appuntato al cappello. 

Pubblico: Nomadi, randagi, raccoglitori. Bricoleur per necessità, si muove in una selva di immagini duplicate e subito dimenticate nello scantinato del mattino o tra le vestaglie della notte. 

Ambientazione: una grande stanza, colma di cose dimenticate. Assi di legni che hanno respirato la polvere dei secoli. Tappezzerie délabré. 

Atto unico: Laura Renna si mette a rovistare. Con la furia del robivecchi cui hanno aperto lo scrigno del tesoro. 

Il processo è quello del bric-à-brac, realizzato con i tranciati di legno trovati nel magazzino. Resi fragili dal tempo, sono stati incollati per irrobustirli su delle lamine di metalli non ferrosi come ottone, rame e bronzo nei quali l’artista ha intagliato forme di grandi foglie. 

La stanza principale, ridisegnata da questi oggetti, illuminata a giorno, si popola di natura inquietante, di quinte rigogliose che invadono il campo visuale, cui si accede passando per le altre stanze della galleria che, illuminate appena, hanno depredato le ombre delle sculture della stanza principale, e le mostrano come trofei. 

 

L’artista continua la sua azione: ora assembla altrove taglia, sagoma e imbastisce il proprio luogo d’affezione, cucito con foga sul tavolo anatomico della scultura e della fotografia. Là le regole della composizione, messe a dura prova dalla vecchiaia stinta di legnami esausti; qui i canoni della camera oscura, memori delle immagini d’ombra del signor Schad e dei giochi di luce dell’Uomo Raggio. Con uno sguardo ai vecchi diorami, luoghi magici dove l’occhio penetra nella profondità dell’inganno, inventandosi storie che sono viaggi esotici, lande fertili di fiori e piante misteriosi. Spaesamento, stupore. Meraviglia.

 

A Huysmans sarebbe piaciuto. 

Critica: Da queste suggestioni che affondano e riemergono nella storia dell’arte tra fine ‘800 e giorni nostri, senza disdegnare un giro di boa tra simbolismo e surrealismo, nasce l’installazione site-specific di Laura Renna, volta a indagare "cosa resta di" uno spazio e dei suoi oggetti. Pensata appositamente per il nuovo progetto di Adiacenze, l'installazione infatti riprogetta l'ambiente a partire da un poetico riuso, assemblaggio e trasformazione dei materiali che vi si sono "depositati", adiacenti e giacenti nel luogo. Il risultato, dice l’artista, spiegando il processo creativo, “…è una ambientazione, un teatrino che ricrea una scena naturalistica nella stanza principale collocata alla fine della galleria. Una sorta di boschetto esotico che ricorda motivi di vecchie carte da parati…”

Que reste-t-il? Il titolo allude non solo a un recupero artistico dell'esistente, in chiave memoriale e metaforica, ma anche, più ampiamente, a una riflessione matura che Renna svolge sull’identità di un luogo dove a intervenire è l’operazione artistica installativa e ambientale: cosa resta di una vecchia tappezzeria che lascia il posto ad una galleria? può l'artista muoversi in questa terra di frammenti?

Un gesto amorevole di raccolta, protezione, remise au monde – e remise en question – della scultura contemporanea. In un luogo che non vuole essere esposizione di oggetti, ma presentazione di accadimenti: di inattese adiacenze.